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Pitti 109: Motion

Movimento, un flusso di energia che parte dalla più piccola unità della materia, per arrivare all’esclamazione “eppur si muove!”, dove ogni riflessione parte dal senso della dinamica e del suo opposto la statica. Ogni cosa è in movimento? La risposta a questo quesito ha dell’esoterico poiché pone un dubbio, difatti la premessa può esser solo “dipende”.

Il punto di osservazione del moto ne condiziona la sua medesima percezione. Ciò che può apparire come silenziosa stasi, può esser osservato come chiassoso fragore… oppure no. Il rumore del volo di una civetta non è percepibile all’orecchio umano, eppure il suo vibrante ardore le consente di tagliare i cieli della notte per compiere il suo delitto. Ogni albero secolare ha dato la sua movenza ad ogni suo anello, ogni stalattite ha consolidato la propria goccia, medesima del gutta cavat lapidem, oppure no?

Una scultura, qualunque essa sia é staticità per eccellenza eppure nel velo del Cristo Velato si sente il vibrare del dolore come vivo, il fardello della morte come pugno, il fremito dell’anima di Cristo come grande trionfo dell’imminente sovrannaturale: resurrectio.

Un brusio di cellule che, spinte dal moto continuo, generano ormoni i quali portano chimicamente il senso alle nostre emozioni. Ossitocina, dopamina sono espressione razionale dell’irrazionale; il cerchio continuo in cui l’intangibile diventa tangibile, l’irrazionale diventa razionale, il movimento diventa emozione.

La moda è un movimento continuo; una fluttuante rotazione tra passato, presente e futuro, una lotta armonica tra le prime di cui l’ultima ne è sintesi hegeliana destinata tanto allo stupore dell’ignoto, quanto allo sconforto del presente o alla certezza del passato. Un turbinio che inevitabile trova il mal di testa come unica soluzione. La moda è lo specchio di un’anima (in movimento emozionale) in cui la sua bellezza traspare violenta senza possibilità di appello e si descrive, si compie in ciò che vediamo. 

L’installazione alla Fortezza fa riflettere proprio sul ruolo enigmatico della moda: il suo accesso esoterico a pochi eletti ed iniziati, la sua dura incapacità di apprezzare il talento (talvolta) e premiare il rigore del passato o il tormento del presente. Su quei teli “immobili” per la pioggia e l’assenza di vento, non si proiettano che i silenziosi passi delle giovani mummie mentalmente fossili. I blocchi di cemento, le luci appena visibili, diventano i letargici prismi di una dinamica che ha del retorico, talvolta illusorio, attraverso il quale le nuove giovani generazioni si scontreranno appendendo quel cemento al loro irto collo all’insù legato dalle platoniche catene, cercando di scrutare il mondo oltre quella caverna di teli e acciaio attraverso i quali vedono blande luci e grigie ombre, spettro di un presente che speravano esser soleggiato ma si è scontrato col movimento insidacabilmente naturale del cosmo, luogo in cui tutti siamo cellule, particelle in movimento e tutti relativamente…“top”!

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