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In nome della piuma: Pineider e la scrittura

Un foglio di carta, l’inchiostro che dal pennino scorre fluido, l’attimo di riflessione che si traduce nell’oscillare della penna tra le dita, l’emozione di tradurre un’idea in un segno grafico, eterno e indelebile. Una filosofia di vita che sprigiona la filosofia del tempo, il tempo che un pensiero ha per materializzarsi, realizzarsi e tradursi in pura estetica. Il respiro si sincronizza con il pennino, il battito del cuore rallenta la sua frenetica corsa per incantarsi dietro alla poesia dei voluttuosi gesti.

C’è tutto questo, e molto altro, dietro alla passione sottesa alla filosofia di chi ama ancora carta e stilografica. Non basterebbero tutte le pagine del mondo per scrivere dell’emozione che prende lo stomaco del calligrafo o del grafomane o solo dell’amante di questi strumenti di scrittura. Carta e penna stilografica sono un binomio inviolabile, l’uno esiste solo sulla base della perfezione dell’altro, entrambi attori della commedia dell’anima che dona pace e serenità agi strumentisti. Come in un’orchestra, carta e stilografica si scambiano soavi scherzi, adagi e movimenti; il risultato? Una sinfonia estetica di punti e linee, forme e quindi parole.

In questo concerto le parole sono le protagoniste, seppur non volontarie, di un corollario estetico, dove divine proporzioni e armonici segni ne decantano l’intrinseco potere. Lirica, poesia, prosa tutte scolpite su carta con scalpelli preziosi e delicati, eppure tutti conosciamo il peso che ogni singola parola può avere sull’anima.

In questo periodo ancor di più, le parole possono dar forma e potere ai nostri sogni, alle nostre speranze, alle nostre più inquietanti paure. Eppure basta vederle li, scritte, che tutti i fantasmi diventano letture, storie e forse ricordi da archiviare, sogni da realizzare.

Ecco in breve il potere della stilografica e della sua carta, dell’arte di danzare sui fogli con inchiostri e ori ed il perché nel mio sogno c’è Pineider che, con carte e ori, con pennini e quaderni, ha fatto di ogni mio pensiero indelebile scultura d’anima ed inchiostro.

Su ogni pagina recita la grande forza che un batter di cuore ha per un innamorato. E se qualcuno volesse chiedere perché si debba ancora scrivere così, allora direi che scrivere con carta e un po’ come far l’amore con la propria anima: non importa quanto spesso lo si faccia, ma quanto quel momento sia per entrambi speciale.

Pineider rappresenta l’eccellenza di un’Italia che attraversa la storia ed il tempo. In quella atemporale città che è Firenze, vive la memoria di un’antica arte del far carta, dal 1774 tutto l’universo di pelli e piume, pennini e fili, tessono orditi poetici su quell’arcaico strumento; il giusto peso per il giusto scopo, la giusta assorbenza per la giusta penna. Alla fine, in tanti secoli, tutto è giusto e perfetto.

Per il mondo poetico ed onirico, per i sognatori ed i loro onirici pensieri, nulla sarà mai sostituibile alla morbidezza del pennino sulla carta, alla setosa danza che ogni sogno vive quando trova reale forma su una linea d’inchiostro: è quella diagonale di universi che riescono a tangersi per un solo secondo, tra mente e parola, nella sostanziale forma che si chiama calligrafia, ove gli strumenti di questo tempio, come Pineider, diventano gran sacerdoti dell’eterno sostare dell’amore dell’Io su un altare di carta.

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