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Filosofia del lusso: cap. 1 V. Bell – “La discrezione la lasciamo agli Ignavi”

Il mondo della moda descrive una quantità infinita di varietà; essa è di per se stessa la misura di quanto possa essere relativa la nostra realtà.

Non esiste nella moda un assunto, un postulato che le dia la forza di una scienza, ed è in questo suo onirico aspetto che il parallelo con l’arte viene così immediato e spontaneo.

Forse è per questa peculiare caratteristica che gli assoluti nella moda non possono trovare dimora e, qualora trovassero voce, dimostrerebbero il limite di quelle corde vocali nel non concepire l’armonico completo, ma solo limitati suoni di fondo. Ciò ovviamente limitabile al concetto in cui questi assiomi hanno scopo speculativo e quindi finalizzati all’argomentazione.

Spesso ho citato l’importanza ed il ruolo del dettaglio nella costruzione di un’identità della Moda, tanto per il singolo fruitore, quanto per il creativo, quindi ho trovato sensato denunciare quanto sia viscerale ed importante il ruolo dell’Arte nella ricerca e costruzione dell’identità Moda.

Cito ora un mio scritto di qualche tempo fa dove, parlando di GPC, sono emersi questi concetti d’Arte e di Dettaglio e di come, attraverso un’accurato minimalismo, GPC abbia interpretato il tema del rammendo della Madonna di Senigallia di Piero della Francesca fino a rendere quel “filo del rammendo” la rappresentazione del legame indissolubile fra Moda e Arte (qui l’articolo completo).

Il fil rouge torna e cuce l’idea che sottende ogni processo creativo, sottolinea i profondi vincoli con l’idea che il lusso possa non dipendere esclusivamente dal valore materico, bensì che si declini oltre la sua derivazione monetaria per attribuirsi un valore complesso e composito.

Quali siano queste componenti e quale sia l’ichemica proporzione tra tutti, beh, sarà la pietra filosofale che cerchiamo di materializzare.

Un monito va tenuto presente in modo chiaro e palesemente iscritto nelle menti, che pur sempre parlando di materia, ben oltre essa bisogna andare e, svincolati del suo becero valore, indagarne il suo intrinseco e profondo spessore.

Prendo in prestito da Kundera l’espressione “leggero e pesante” nel tentativo di chiarire che la moda nella apparente insostenibile leggerezza dell’essere, vola come una mongolfiera liberamente retta da nascosti pesi.

Il valore “estetica”, anch’esso mai assoluto, si trova ad elaborarsi e confrontarsi con talune plus valenze che tanto ne edificano la definizione, quanto ne portano a costruzione gli altari.

Handmade ed unicità sono ad esempio parte fondamentale di quel composto che chimica reazione crea e giunge alla definizione di Estetica.

Dentro a questa soggiacente sotto struttura si deve edificare, in progressivo balzar, la magica poesia dell’Arte.

V. Bell rappresenta una delle esperienze trascendenti il concetto di mero “lusso” poiché fa della materia e del convenzionale senso di “Bello” una personale interpretazione del concetto di unico e handmade.

La costruzione dell’accessorio moda non passa esclusivamente attraverso trend ed effimere definizioni di moda.

Tutto invece ritrova nel candore ricamo, “rammendo”, il singolare personalizzante che edifica di conseguenza l’enorme ed eterno tempio di una bellezza costruita per il sé ed a celebrazione del sé.

Nella ricerca compulsiva che il lusso contagia nelle menti dei suoi appassionati e devoti, non può che prendere forma l’idea che l’oggetto unico costruito nel laboratorio della egolatria sia il sommo dei desideri proibiti.

Nel gioco del lusso V. Bell si fa portatrice di questo costrutto ove la filatura artigianale, la sua metodica e la sua identità, imperfetta per natura umana, esalti il canto dell’Arte che fa delle arterie pulsanti di V. Bell un oggetto dell’egolatrico desiderio.

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